Dopo l'annuncio di Vasco circa un'eclissi della sua attività di rock-star e lo scioglimento dei Rem, è la volta di Ivano Fossati. Domenica 2 ottobre, ospite della trasmissione «Che tempo che fa» condotta da Fabio Fazio, il cantautore genovese rende nota la sua decisione di allontanarsi dalla scena musicale, spiazzando in tal modo il suo affezionato pubblico che quasi in contemporanea aveva potuto apprezzare il suo ultimo cd, «Decadancing», e il libro, «Tutto questo futuro», appena uscito per i tipi della Rizzoli.
Giovedì 6 ottobre, a Roma, nella libreria «Feltrinelli» sita in Via Appia Nuova, intervistato da Ernesto Assante (nota firma del quotidiano «La Repubblica»), Fossati incontra il pubblico per affrontare diversi argomenti legati alla sua musica, oltre a commentare ulteriormente il senso e il valore della sua recente, gravosa esternazione, fatta non certo a cuor leggero in quanto «nessun artista prenderebbe una decisione del genere per mettersi in mostra. Non si può. Non può essere la trovata di un ufficio stampa, ma soltanto la decisione di un uomo che ci ha pensato molto». Il musicista, tuttavia, tiene bene a precisare che ciò che sta per concludersi è la sua carriera discografica, legata a scadenze ben precise e a continue esigenze promozionali, mentre rimane inalterata la sua dedizione verso la musica: «Non mi separerò», afferma «dalla mia unica grande passione di monomaniaco di tutta la mia vita che è la musica. La passione per la musica vera, però, per la musica che si scrive sui fogli, per l'ascolto di cosa fanno gli altri, per il piacere infinito di tenere le mani sopra gli strumenti musicali. Questo non mi abbandonerà mai». La scelta di fare un passo indietro scaturisce anche da un estremo moto di sincerità, dalla coscienza di poter non essere, in futuro, sempre all'altezza di sé stesso e delle sue personali aspettative: «Credo che nel mio mestiere qualche cosa d'innovativo si debba aggiungere a quello che si è fatto precedentemente. L'ho detto e l'ho confessato: non lo so se nei prossimi anni, […] all'arrivo di un ipotetico nuovo album e di nuove canzoni, io sarei stato in grado di rendere innovativa la mia musica. Allora preferisco fermarmi ad un punto nel quale mi riconosco».
Come fatto notare dall'intervistatore, il titolo del suo ultimo cd è quanto meno curioso, in quanto riunisce in una parola composta due termini che sembrano stridere fra loro, e che sicuramente, di primo acchito, paiono confliggere con la fotografia ospitata in copertina, una rassicurante veduta di una strada solitaria lambita dal mare. A ben vedere, tuttavia, la 'decadenza' che ci circonda si coniuga con la qualità, tutta italiana, di ballare ('dancing') sopra le nostre miserie, complice una buona dose d'ironia. Lo spazio vagheggiato dalla foto è invece inteso come un ricettacolo della speranza, un ideale superamento della decadenza o una via di fuga, almeno spirituale, da essa. Un disco in cui si percepisce in maniera piuttosto evidente un sentimento di amore verso la collettività («Io ho sessant'anni, e a sessant'anni devi guardarti intorno con uno sguardo ampio. A questo punto della vita, questo amore per la collettività, l'amore per il tuo Paese, o c'è o non c'è: o lo neghi completamente, perché non ce l'hai e quindi lo puoi negare facilmente, oppure lo manifesti. Io ho provato a manifestarlo»), diretto in particolar modo alle giovani coscienze: «Alla fine ho avuto il piacere mio personale», ammette Fossati «di parlare soprattutto alle persone più giovani, e con l'ultima canzone, dire che bisogna alzare lo sguardo. Se tieni lo sguardo basso il tuo futuro non lo vedi, devi guardare all'altezza degli occhi e non avere paura di quello che hai davanti. Soprattutto se hai vent'anni».
Per quanto riguarda il libro, «Tutto questo futuro», il cantautore mette le mani avanti, tende subito a precisare che non si tratta di «un libro narcisistico su di me, e soprattutto non è un'autobiografia». Il volume, impreziosito da numerose testimonianze sia verbali che fotografiche, è un 'filo rosso' che lega tra loro le canzoni, nonché una precisa rievocazione di ciò che accadeva durante la loro composizione, in un viluppo di storia personale e storia collettiva che ci restituisce l'immagine di un'Italia così diversa e al tempo stesso innegabilmente familiare.
Non poteva mancare qualche anticipazione su quella che si preannuncia essere la sua ultima tournée, nella quale il musicista rivela l'intenzione di eseguire anche brani finora rimasti un po' in ombra nelle varie performance live: «Per il momento», confessa «mi sono orientato sull'idea di cantare anche cose che non ho mai cantato prima, di cantare oltre alle canzoni che si conoscono anche altre che sono rimaste sempre relegate negli angoli».
Infine, un ringraziamento particolare al pubblico, al 'suo' pubblico, che lo ha seguito in tanti anni di scartamenti musicali e di scalzanti sperimentazioni, un pubblico composito «di persone lucide, di persone che esprimono cose che a volte mi sorprendono, di persone che molto spesso sono andate oltre le mie intenzioni». Di persone per le quali il rispetto sopravanza il rammarico.
Trinchi Orlando